Rosario dello Spirito Santo

come riportato su un opuscolo diffuso
dall’Opera dello Spirito Santo“,
l’Associazione Laicale „Potenza Divina d’Amore“ e
le Famiglie Religiose „Discepoli e Aposotoli dello Spirito Santo“
Via delle Piagge, 28, 00036 Palestrina (Roma)

Gloria, adorazione, benedizione, amore a Te,
Eterno Divino Spirito,
che ci hai portato sulla Terra il Salvatore delle anime notstre.
E gloria e onore al Suo adorabilissimo Cuore,
che ci ama di infinito Amore!

Premessa

  • Si enuncia il mistero e si medita per qualche istante in silenzio o si lege la Parola di Dio
  • segue il Padre nostro e l’Ave Maria
  • Poi per sette volte si dice:
    V. vieni Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli.
    R. e accendi in essi il fuoco del tuo Amore
  • Si conlude con il Gloria

N.B. Si usa la corona rossa, a sette poste, propria per il rosario dello Spirito Santo.

Inizio

O dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto
Gloria al Padre, al Figlio e allo Spriito Santo
Come era nel principio, ora e nei secoli dei secoli. Amen.

Rosario

1 Gesù è concepito per opera dello Spirito Santo nel seno della Vergine Maria
Padre nostro…..
Ave Maria …..
7 volte: Vieni Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli.
E accendi in essi il fuoco del tuo Amore

Gloria…..

2 Gesù è consacrato Messia al Giordano dallo Spirito Santo.
Padre nostro…..
Ave Maria …..
7 volte: Vieni Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli.
E accendi in essi il fuoco del tuo Amore

Gloria…..

3 Gesù more in croce per togliere il peccato e dona lo Spirito Santo
Padre nostro…..
Ave Maria …..
7 volte: Vieni Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli.
E accendi in essi il fuoco del tuo Amore

Gloria…..

4 Gesù dona agli Apostoli lo Spirito Santo per la remissione dei peccati.
Padre nostro…..
Ave Maria …..
7 volte: Vieni Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli.
E accendi in essi il fuoco del tuo Amore

Gloria…..

5 Il Padre e Gesù, a Pentecoste, effondono lo Spirito Santo: la Chiesa, costituita in potenza, si apre alla missione nel mondo.
Padre nostro…..
Ave Maria …..
7 volte: Vieni Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli.
E accendi in essi il fuoco del tuo Amore

Gloria…..

6 Lo Spirito Santo scende per la prima volta sui pagani.
Padre nostro…..
Ave Maria …..
7 volte: Vieni Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli.
E accendi in essi il fuoco del tuo Amore

Gloria…..

7 Lo Spirito Santo guida la Chiesa di tutti i tempi, dandole i suoi doni e i suoi carismi.
Padre nostro…..

Ave Maria …..
7 volte: Vieni Spirito Santo, riempi i cuori dei tuoi fedeli.
E accendi in essi il fuoco del tuo Amore

Gloria…..

Litanie dello Spirito Santo

Signore, abbi misericordia di noi!
Cristo, abbi misericordia di noi!
Signore, abbi misericordia di noi!
Padre tutto potenza, abbi misericordia di noi!

Gesà, Figlio eterno del Padre e Redentore del mondo, salvaci!
Spirito del Padre e del Figlio, che fondi le due vite, santificaci!
Santissima Trinità, Unico Dio, ascoltaci!

Spirito Santo, che procedi dal Padre e dal Figlio, vieni nei nostri cuori!
Spirito Santo, che sei uguale al Padre e al Figlio, vieni nei nostri cuori!
Promessa di Dio Padre, vieni nei nostri cuori!
Raggio di luce del cielo, vieni nei nostri cuori!
Autore di ogni bene, vieni nei nostri cuori!
Sorgente di acqua viva, vieni nei nostri cuori!
Fuoco consumatore, vieni nei nostri cuori!
Unzione spirituale, vieni nei nostri cuori!

Spirito di amore e di verità, scendi su di noi!
Spirito di sapienza e di scienza, scendi su di noi!
Spirito di consiglio e di fortezza, scendi su di noi!
Spirito di intelletto e di pietà, scendi su di noi!
Spirito di grazia e di preghiera, scendi su di noi!
Spirito di pace e di mitezza, scendi su di noi!
Spirito di modestia e di innocenza, scendi su di noi!
Spirito confortatore, scendi su di noi!
Spirito santificatore, scendi su di noi!
Spirito che governi la Chiesa, scendi su di noi!
Dono di Dio Altissimo, scendi su di noi!
Spirito che riempi l’universo, scendi su di noi!
Spirito di adozione dei figli di Dio, scendi su di noi!

Spirito Santo, ispira a noi l’orrore dei peccati.
Spirito Santo, vieni e rinnova la faccia della terra.
Spirito Santo, irradia con la tua luce le nostre anime.
Spirito Santo, imprimi la tua legge nei nostri cuori.
Spirito Santo, infiammaci col fuoco del tuo amore.
Spirito Santo, riversa in noi il tesoro delle tue grazie.
Spirito Santo, insegnaci a pregare bene.
Spirito Santo, illuminaci con le tue ispriazioni divine.
Spirito Santo, conduci noi nella via della salvezza.
Spirito Santo, fa che conosciamo l’unica cosa necessaria.
Spirito Santo, ispira in noi la pratica del bene.
Spirito Santo, concedi a noi il merito di tutte le virtù.
Spirito Santo, facci perseveranti nella giustizia.
Spirito Santo, sii Tu la nostra perenne ricompensa.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, manda a noi il tuo Spirito!
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, riempi le nostre anime dei doni dello Spirito Santo!
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, donaci lo Spirito di sapienza e di pietà!

V. Manda il tuo Spirito e sarà una nuova creazione.
R. E rinnoverai la faccia della terra.

Preghiamo

O Dio, che nel mistero della Pentecoste santifichi la tua Chiesa in ogni popolo e nazione, diffondi i doni dello Spritio Santo sino ai confini della terra e continua oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo. Te lo chiediamo per Cristo Nostro Signore. Amen.

Atto di donazione e di consacrazione allo Spirito Santo

Spirito Santo, Spirito di Gesù e del Padre,
Tu vuoi abitare in me, povero peccatore
e trasformarmi in un tempio della tua gloria.
Vieni, Spirito della Comunione divina,
vieni e riempi tutto il mio essere.
Vieni e uniscimi a Gesù crocifisso e risorto,
per essere con Lui e con tutti
i miei fratelli un solo Corpo.,
per essere con Lui un figlio prediletto del Padre.
Tu ti sei donato a me senza misura.
Umilmente anch’io mi dono
e mi consacro a te.

Rendimi docile alla tua azione
perché Tu possa compiere la tua Missione in me,
nella Chiesa e nel modno,
adesso e fino all’ora in cui mi rimetterò
con Te tra le mani del Padre,
come Gesù, per l’eternità,
Ti prego con Maria e tutti i Santi.

Imprimatur: Vittorio Tomassetti – Vescovo della Palestrina

Papa Francesco su apparizioni: alla fede non servono veggenti

Da „La Repubblica“ del 10.06.2015

Dopo il viaggio a Sarajevo, il pontefice torna sull’argomento delle visioni nell’omelia a Santa Marta e pur senza mai citare Medjugorje critica „chi ha sempre bisogno di novità dell’identità cristiana“ e chi attende quelli che annunciano ‚la lettera odierna della Madonna‘: „Non annacquate la fede cristiana in una religione soft“

CITTA‘ DEL VATICANO – Papa Francesco riparla di apparizioni e veggenti all’omelia della messa a Santa Marta e critica „quelli che sempre hanno bisogno di novità dell’identità cristiana e hanno dimenticato che sono stati scelti, ‚unti‘; quelli che hanno la ‚garanzia‘ dello Spirito“. Critica, con un interrogativo ironico, quelli che si chiedono: ‚Ma dove sono i veggenti che ci dicono oggi la lettera che la Madonna manderà alle 4 del pomeriggio?‘. „Questa non è identità cristiana – sottolinea il Papa – L’ultima parola di Dio si chiama Gesù e niente di più“.

L’aveva annunciato sull’aereo che lo riportava da Sarajevo che presto avrebbe fatto conoscere l’orientamento della Chiesa sulle apparizioni di Medjugorje. In attesa del verdetto della Congregazione per la dottrina della fede, però, nell’omelia odierna durante la messa a Santa Marta, Papa Francesco è parso fare chiaro riferimento a ciò che accade intorno al santuario mariano bosniaco.

Di ritorno da Sarajevo, il Papa, intrattenendosi con i giornalisti, aveva spiegato: „Sul problema di Medjugorje Papa Benedetto XVI, a suo tempo, aveva fatto una commissione presieduta dal cardinale Camillo Ruini; c’erano anche altri cardinali, teologi e specialisti lì. Hanno fatto lo studio e il cardinale Ruini è venuto da me e mi ha consegnato lo studio, dopo tanti anni, non so, 3-4 anni più o meno. Hanno fatto un bel lavoro, un bel lavoro. Il cardinale Mueller (prefetto della congregazione per la dottrina della fede, ndr) Mi ha detto che avrebbe fatto una ‚feria quarta'“, ossia un’apposita riunione, in questi tempi“. Aveva concluso Francesco: „Siamo lì lì per prendere delle decisioni. Poi si diranno. Per il momento si danno soltanto alcuni orientamenti ai vescovi, ma sulle linee che si prenderanno“. Parole che hanno indotto qualche osservatore a ritenere che sia vicina un’apertura vaticana sulle controverse apparizioni del Santuario, dove tre dei sei veggenti sostengono di vedere la Madonna tutti i giorni. Oggi, senza citare esplicitamente Medjugorje, Francesco sembra invece aver corretto questa interpretazione ‚aperturista‘ che gli è stata attribuita.

Per gli stessi motivi oggi è stato annullato anche l’incontro pubblico, a Sestola (Modena), con la veggente di Medjugorje, Vicka Ivanovic. L’arcidiocesi di Modena ha diffuso una nota per chiarire i motivi dell’annullamento, deciso dagli organizzatori dell’evento „di comune accordo con la sig.ra Ivankovic“, dopo che è stato loro ricordato, „su sollecitazione della congregazione per la dottrina della fede, che fino a ogni ulteriore disposizione da parte della Santa Sede ci si deve attenere a ciò che è stato stabilito dai vescovi dell’ex Jugoslavia nella dichiarazione di Zara del 10 aprile 1991: ’sulla base delle ricerche finora compiute, non è possibile affermare che si tratti di apparizioni o di rivelazioni di natura soprannaturalè“. Pertanto „non è consentito al clero e ai fedeli di nessuna diocesi di partecipare a incontri o celebrazioni pubbliche nelle quali verrebbe data per scontata la loro attendibilità“.

Ma nei passaggi dell’omelia mattutina, il Pontefice – riferisce Radio Vaticana – ha messo in guardia da chi vuole trasformare il cristianesimo in una „bella idea“, come chi ha invece sempre bisogno „di novità dell’identità“. Quindi, ha ribadito che un altro rischio per la testimonianza cristiana è la mondanità di chi „allarga la coscienza“ così tanto da farci entrare dentro tutto. Non „annacquare“, ha detto Francesco, l’identità cristiana in una religione „soft“.

Francesco ha svolto l’omelia muovendo dalle parole di San Paolo ai Corinzi dove parla dell’identità dei discepoli di Gesù. E‘ vero, ha detto, che „per arrivare a questa identità cristiana“, Dio „ci ha fatto fare un lungo cammino di storia“ fino a quando inviò suo Figlio. „Anche noi – ha soggiunto – dobbiamo fare nella nostra vita un lungo cammino, perché questa identità cristiana sia forte“ così da poterne dare „testimonianza“.

„E‘ vero, c’è il peccato – ha detto -, e il peccato ci fa cadere, ma noi abbiamo la forza del Signore per alzarci e andare con la nostra identità. Ma io direi anche che il peccato è parte della nostra identità: siamo peccatori, ma peccatori con la fede in Gesù Cristo. E non è soltanto una fede di conoscenza, no. E‘ una fede che è un dono di Dio e che è entrata in noi da Dio (…) E‘ Dio che ci dà questo dono dell’identità“.

Fondamentale, ha aggiunto, „è essere fedele a quest’identità cristiana e lasciare che lo Spirito Santo, che è proprio la garanzia, il pegno nel nostro cuore, ci porti avanti nella vita„. Non siamo persone che vanno „dietro ad una filosofia“, ha avvertito, „siamo unti“ e abbiamo la „garanzia dello Spirito“. „E‘ un’identità bella – ha detto ancora – che si fa vedere nella testimonianza. Per questo Gesù ci parla della testimonianza come il linguaggio della nostra identità cristiana“. E questo anche se l’identità cristiana, giacché „siamo peccatori, è tentata, viene tentata; le tentazioni vengono sempre“ e l’identità „può indebolirsi e può perdersi“. Il Papa ha messo in guardia da due vie pericolose: „Prima quella del passare dalla testimonianza alle idee, annacquare la testimonianza. ‚Eh sì, sono cristiano. Il cristianesimo è questo, una bella idea. Io prego Dio‘. E così, dal Cristo concreto, perché l’identità cristiana è concreta – lo leggiamo nelle Beatitudini; questa concretezza è anche in Matteo 25: l’identità cristiana è concreta – passiamo a questa religione un po‘ soft, sull’aria e sulla strada degli gnostici. Dietro c’è lo scandalo. Questa identità cristiana è scandalosa. E la tentazione è: ‚No, no, senza scandalo'“.

„La croce – ha detto – è uno scandalo“ e quindi c’è chi cerca Dio „con queste spiritualità cristiane un po‘ eteree“, gli „gnostici moderni“. Un’altra strada per fare passi indietro nell’identità cristiana, ha aggiunto, è la mondanità: „Allargare tanto la coscienza che lì c’entra tutto. ‚Sì, noi siamo cristiani, ma questo sì…‘ Non solo moralmente, ma anche umanamente. La mondanità è umana. E così il sale perde il sapore. E vediamo comunità cristiane, anche cristiani, che si dicono cristiani, ma non possono e non sanno dare testimonianza di Gesù Cristo“

Pensiero

Oggi Dio continua ad amare il mondo.

Continua a mandare te e me per provare che ama il mondo,

che ancora prova compassione per il mondo.

Siamo noi a dover essere il Suo Amore, la Sua compassione nel mondo oggi.

Madre Teresa di Calcutta

Preghiera del secolo XIV

Cristo non ha mani,

ha soltanto le nostre mani,

per fare il suo lavoro oggi.

Cristo non ha piedi,

ha soltanto i nostri piedi

per guidare gli uomini sui suoi sentieri.

Cristo non ha labbra,

ha soltanto le nostre labbra

per raccontare di sé agli uomini di oggi.

Noi siamo l’unica Bibbia che i poppoli leggono ancora;

siamo l’unico messaggio di Dio, scritto in opere e parole.

Io voglio amarTi

Riporto qui il testo di una canzone che mi è rimasta nell’anima sentendola spesso a messa nella mia parrocchia. Facendo una piccola ricerca ho scoperto che proviene dal movimento „Rinnovamento nello Spirito“:


Vivo d’amore, Signore
Re glorioso e delizia del cuor.
Tu vivi nascosto in un’ostia per me,
Il tuo Spirito m’infiamma d’amor.
Tu che prendi dimora dei cuori, Gesù,
Fa‘ ch’io resti cuore a cuore con te.

Io voglio amarti e viver d’amore,
Custodirti Parola di Dio
E con il Padre dimori in me
Io chiedo il tuo amore infinito.

  T’amo divino Signore
Verbo eterno, Parola di Dio.
Amandoti attiro il Padre a me
E con lui prendi dimora nel cuor
Visitate il mio cuore col vostro amor
E ricolmo di ogni pace sarò.

  Fiamma divina tu sei,
Col tuo amore cancelli il timor.
Tu bruci i peccati commessi, Gesù,
Col tuo fuoco tu li fai scomparir.
O mia dolce fornace che ardi d’amor,
Col tuo fuoco tu m’incendi il cuor.



Conosco la sua voce

Riporto le letture del 30 aprile e la meditazione presa da „messameditazione“, p. 305/306, perchè quest’ultima mi ha colpito e allo stesso tempo fornito delle risposte concrete alla domanda che mi pongo nella vita quotidiana: come faccio a riconoscere la voce di Gesù? come faccio a capire qual è la Sua volontà per me?

I lettura: Dagli atti degli Aostoi, At 11, 1-18

Vangelo: dal Vangelo secondo Giovanni, Gv 10, 1-10

[…] Una risposta a queste domande ci è offerta da sant’Ignazio di Loyola nelle sue regole di discernimento. Fondamentalmente, le due voci si distinguono, perché quella del nemico suscita pensieri ed emozioni che ci chiudono in noi stessi e ci gettano nella disperazione, mentre quella di Dio fa nascere pensieri ed emozioni che ci aprono a lui e agli altri, donandoci speranza e consolazione.
Per farci comprendere come il nemico entra nel nostro recinto, Ignazio usa diverse immagini, in particolare quella del capitano comandante di un esercito che attacca il castello „dalla parte più debole, così il nemico della natura umana … ci attacca e cerca di prenderci dove ci trova più deboli“ (esercizi spirituali, 327).
Nel momento in cui ci accorgiamo che stiamo seguendo la voce sbagiata, possiamo fermarci e chiederci che cosa ha provocato i pensieri e le emozioni che ci hanno chiuso in noi stessi e nella disperazione: in questo modo impareremo a conoscere i nostri punti deboli e a custodireli, perché il nemico non ci vinca.
Il nemico, infine, vuole rubarci i doni del Signore, in particolare la certezza che siamo i figli che egli ama gratuitamente, ci vuole privare della vita piena e abbondante che nasce dalla relazione con Gesù, lasciandoci in cambio sensi di colpa, tristezza, turbamenti e che rendono instabile la nostra relazione con Dio, portandoci a dubitare del suo amore per noi.

dal blog di Roberto Graziotto

PER ME VIVERE É CRISTO.

Ora, tutte le azioni esprimono quello che siamo. Perciò, questo è il motivo, il movente, il criterio, e questo è l’annuncio, il messaggio di ogni nostra azione: ciò che lui è per noi, non perché siamo capaci di fare qualche cosa da soli, come diceva san Paolo, non per le opere di giustizia che noi facciamo, ma per la misericordia con cui ci ha trattati. Per questo noi valiamo e questo è il nostro compito nel mondo: siamo stati scelti a portare questa misericordia; non innanzitutto come parola, se non come espressione della coscienza che abbiamo di noi stessi. Testimoniamo questa misericordia nella misura in cui portiamo coscienza che la nostra sostanza è lui („omnia in ipso constant“, dice san Paolo). Pensiamo al primo capitolo del Vangelo di Giovanni. La sostanza di tutte le cose è Lui; ma noi siamo coloro, tra gli uomini, che sono stati scelti a capire queste cose definitive già da ora, nel tempo; siamo stati fatti parte del suo mistero, perciò questa realtà definitiva delle cose a noi è già nota. Ed è questo il compito: che portiamo questa notizia agli altri: „Andate per tutto il mondo e predicate questo evangelo, questo annuncio a tutte le creature“.
Allora, tutti gli spunti attraverso cui Dio ci sollecita, tutti i rapporti in cui Dio ci impegna, altro non sono che i sentieri di Dio per questo nostro annuncio. È esattamente questo il concetto di „povertà“, che costituisce il sentimento proprio e fondamentale del cristiano.
Là dove la persona è cristiana, cioè vive con la coscienza che la sua consistenza è un Altro (un Altro in essa: „Il mio vivere è Cristo“), con la coscienza che la sua consistenza, la consistenza dell’avvenimento del suo esistere, è l’esistere in essa di un altro, è l’avvenimento di Cristo che le si comunica attraverso il lungo mistero suo nel mondo, attraverso il mistero della Chiesa, corpo mistico di Cristo, il sentimento che domina la vita è la povertà. Là dove una persona vive questa coscienza, vive se stessa con questa autocoscienza – il contenuto della nostra autocoscienza è il suo mistero in noi: „Per me vivere è Cristo“; tanto è vero che il nostro nome più profondo non è il nostro nome e cognome, ma il suo: „cristiano“ -, allora il sentimento della vita, il sentimento che determina l’atteggiamento della vita, la moralità (perché „moralità“ vuol dire: atteggiamento da cui si genera l’azione, da cui nasce l’azione, che determina l’azione), l’atteggiamento fondamentale è la povertà.
Questa povertà è definita in un modo mirabile ed esistenziale da san Paolo, nella Seconda Lettera ai Corinti, capitoli 5 e 6. „Tutto questo viene da Dio… Vi esortiamo altresì a non ricevere invano la grazia di Dio“. Cos’è questa grazia? È l’avvenimento di Cristo, „egli infatti dice: al momento favorevole ti ho esaudito, nel giorno della salvezza ti ho soccorso; ecco ora è il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza“. Ma c’è un altro pezzo di san Paolo, della Prima Lettera ai Corinti, al capitolo 7, in cui questa povertà è definita in modo ancora più chiaro: „Questo vi dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero e quelli che godono come se non godessero…“. Questo „come se“ è veramente la formula della povertà cristiana. Il brano della Seconda Lettera ai Corinti è come il riflesso psicologico del brano della Prima, che descrive invece l’atteggiamento morale. Anzi, esso indica il livello ontologico di cui quello che abbiamo letto prima è il riverbero psicologico. Il primo brano indica la libertà, la sicurezza libera, la gioia, la pace (la vera parola è „pace“, la parola che ha usato Cristo) con cui vive il cristiano. Questo secondo, invece, indica il distacco, la povertà, nella sua origine. Tendendo l’occhio al termine della nostra fede, a Cristo, a Cristo che ritorna, è come se scivolasse via tutto quello che uno fa, perché tutto quello che uno fa è un passo solo verso Cristo che ritorna. Siamo – questa è la povertà dell’uomo cristiano – come tesi fra una grazia che ci origina, nel senso letterale della parola, che ci fa nascere (vedi Nicodemo), che ci dà un essere nuovo, e la manifestazione di questo essere nuovo che già siamo. Questo è la nostra esistenza. Il nostro essere è l’alleanza di Dio con noi, non più nell’ombra che meravigliava in modo così affascinante Abramo, ma nella realtà definitiva di Cristo risorto: „Tutto quello che io sono ve l’ho dato“; nella realtà definitiva di Cristo risorto siamo già figli di Dio: anche se non appare ancora quello che siamo (Gv 1, 12).
„Fratelli, già siamo stati fatti salvi, siamo già salvi nella speranza“. E la speranza è per l’emergere, il manifestarsi di quello che già abbiamo. Per san Giovanni l’attesa del cristiano non è rivolta a beni che verranno, ma al manifestarsi di un bene di cui è già possidente, perché, avendoci dato Cristo suo figlio, che cosa, con Lui, il Padre non ci ha già dato? Per questo il cristiano non è più giudicato da nessuno, non teme il giudizio: „Nessuno più ci può condannare, nessuno più può giudicarci“ (Cfr. Rm 8, 31-33).
Dunque, la nostra vita è tesa fra questa grazia che ci dà di essere nuovi, che ci dà un’ontologia nuova (partecipazione a Cristo, a Cristo risorto: siamo con-risorti con lui, come dice san Paolo); fra questa alleanza definitiva, la nuova ed eterna alleanza, e la realtà di questo nuovo essere che ci viene dato dall’alleanza di Cristo, di Dio con noi, attraverso Cristo. Da questo nuovo essere che ci dà l’alleanza, si sprigiona allora un atteggiamento solo, che è quell’attesa che si manifesti quello che siamo. Tutta la nostra esistenza, come tutta la storia, è l’attesa del manifestarsi di quello che già siamo. La storia è l’attesa che si manifesti Cristo risorto, che già è; la definitività già è presente nella terra della storia, e la nostra esistenza è tutta protesa a che si manifesti quello che già siamo.
Allora, tesi fra questi due poli, la nostra vita è veramente povera, perché la sua speranza non è in nulla di quello che fa e il giudizio di valore non è poggiato su nulla di quello che fa: il nostro giudizio di valore, la nostra speranza è poggiata solo su quello che Dio ha fatto in noi, sull’alleanza che ci ha data; la speranza è sul manifestarsi di questa alleanza.


(Appunti da una conversazione di Luigi Giussani nella casa di Noviziato delle Piccole Sorelle dell’Assunzione, divenute nel 1993 Suore di carità dell’Assunzione Roma, 10 marzo 1970)